Quando un messaggio non colpisce.

Investo molto tempo nello studio delle comunicazioni, come le persone raccontano sé stesse e le loro aziende.
Spesso, skippo.
Eppure sono contenuti studiati, che hanno impiegato tanto tempo nella realizzazione. I messaggi potrebbero essere estremamente utili, ma…
Non si arriva in fondo.

Il tema lo ha esposto alla grande Roland Barthes, che nel suo saggio “La camera chiara” introduce il concetto di “punctum”.
L’elemento in una fotografia che “mi punge”, che provoca una reazione personale e profonda.
“Ferisce”, proprio come un oggetto appuntito.

In ambito comunicativo, creare contenuti privi di questo elemento equivale a scrivere un messaggio pazzesco, metterlo in una bottiglia e lasciarlo andare alla deriva nell’oceano.

Un visual o un testo efficace DEVE possedere un dettaglio che catturi l’immaginario dell’utente, evocando emozioni e stimolando la memoria.

Le vedo spesso, comunicazioni timide per la paura delle conseguenze nell’osare un messaggio veramente creativo.


A volte testi con tante idee scritte alla rinfusa. Si comunica tanto, senza comunicare nulla.

O, peggio, la presunzione che il proprio contenuto sia cosi forte da non aver bisogno di un contenitore valorizzante, senza considerare la percezione del pubblico. Comunicazioni autoreferenziali, che ignorano le aspettative e i bisogni delle persone, risultando inefficaci.

Il “punctum” non lo trovi per caso.
Devi adottare un approccio empatico e strategico nella creazione dei contenuti, ponendoti dal punto di vista del destinatario e cercando di individuare quali elementi colpiscono, suscitano interesse.
Coinvolgono.

Dettagli inaspettati, storie personali, immagini evocative o messaggi che sfidano le convenzioni, sempre mantenendo coerenza con l’identità del brand e il contesto comunicativo.

Una comunicazione efficace deve avere il punctum, l’ingrediente segreto che trasforma un semplice messaggio in un’esperienza memorabile.

Ascoltare il tuo pubblico fa la differenza tra un contenuto che lascia il segno e uno destinato all’oblio.