L’attenzione non è un interruttore, è un ritmo

I trailer dei film iniziano quasi sempre con un’azione ad alto impatto nei primi secondi, spesso prima ancora del titolo, perché le case di produzione sanno che su qualsiasi piattaforma quei secondi decidono se chi guarda continua o scorre.

Ma la cosa interessante è quello che succede dopo.

La mente oscilla

I trailer migliori non tengono quell’intensità per tutta la durata, rallentano, lasciano respirare, inseriscono un momento più tranquillo e poi accelerano verso un nuovo picco.

Funzionano perché rispettano una cosa che la mente fa per natura, oscilla.

L’attenzione è ritmica, ci sono momenti di massima concentrazione e momenti di passaggio in cui la mente veleggia mentre si prepara al focus successivo.

Un ritmo troppo frenetico mantenuto a lungo sovraccarica e stanca, un ritmo piatto annoia, e in entrambi i casi l’attenzione si alza e se ne va.

Questo non vale solo per i video, vale per un testo, un layout, una presentazione, una conversazione.

In un testo il ritmo è dato dalla lunghezza delle frasi e dall’alternanza tra periodi densi e respiri brevi, in un layout dall’equilibrio tra zone cariche e spazio bianco, in una presentazione dalla variazione tra dati, storie e momenti di silenzio.

Progettare il ritmo di una comunicazione è uno dei passaggi più sottovalutati, ed è uno di quelli che decidono se qualcosa si legge fino in fondo o si chiude a metà senza capire bene perché.

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