Le parole sono potenti.
Ce ne sono alcune che possono ferire, altre che cambiano le cose.
Il video In altre parole, realizzato con il Cagliari Calcio a 5 femminile per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ha vinto il Premio Agorà 2026, premiato a Venezia nella trentanovesima edizione. Dava voce alle atlete e alle frasi che si erano sentite rivolgere in carriera, cose come cambia sport, non hai il fisico, una donna che gioca a calcio fa ridere, per arrivare a una riga sola, anche le parole possono essere violenza, scegliele con rispetto.
Questo riconoscimento non premia uno spot ma un messaggio cui crediamo fermamente, una squadra che ci ha messo la faccia e l’idea che la comunicazione possa essere un atto di responsabilità.
Un’idea senza squadra resta una slide
Un’idea, da sola, è la parte facile. Quello che trasforma un’intuizione in qualcosa che vince un premio e soprattutto che dice qualcosa di vero è il lavoro di un gruppo di persone che ci mette la faccia, la cura e le ore che nessuno conta. Le atlete che hanno accettato di rimettere in scena parole che le avevano ferite, e il team che ho il privilegio di guidare, chi ha scritto, chi ha girato, chi ha montato, chi ha tenuto insieme i pezzi quando sembrava di non arrivarci.
Senza di loro quell’idea sarebbe rimasta una slide in una riunione.
Per questo continuo a pensare che il compito di chi guida non sia avere l’idea giusta, è costruire una squadra capace di prendere un’idea e renderla migliore di come l’avevi immaginata. Questo riconoscimento non premia uno spot, premia un messaggio in cui crediamo e una squadra che ci ha messo la faccia, e l’idea che la comunicazione possa essere un atto di responsabilità.
Personalmente vedo questo riconoscimento come una conferma di eccellenza che, una volta di più, mi rende orgoglioso del gruppo di professionisti che ho il privilegio di supportare.