Mi ricordo una scena del 2014 che mi è rimasta addosso più di tante “lezioni” fatte bene.
Era un brainstorming per un progetto studentesco, con Post-it, pennarelli e quella frenesia che quando gira è bellissima. A un certo punto una persona propone un naming particolare e io, senza pensarci troppo, dico una cosa tipo: “No, così non funziona”. Secco.
Silenzio. Non lungo, ma abbastanza da farti sentire al centro dell’attenzione per il motivo sbagliato.
Il moderatore mi guarda e mi dice di non bocciare le idee, che durante un brainstorming non si giudica e non si blocca, ma si raccoglie. Solo dopo, alla fine, si tirano le somme.
E sì, mi ha cazziato. Meritatamente.
Quella frase mi ha insegnato una cosa semplice che oggi vedo ancora violata tutti i giorni quando si svolge un brief con più teste: il brainstorming non è il posto dove dimostri di avere ragione. È il posto dove tieni aperto lo spazio abbastanza a lungo perché succeda qualcosa di migliore della prima idea sensata che arriva.
Quando giudichi troppo presto, non stai “migliorando la qualità” ma stai cambiando le regole del gioco. Stai dicendo al gruppo che si parla solo se sei sicuro. E se devi essere sicuro, cosa succede? Le idee diventano prudenti, piccole e politiche. Il team entra in modalità autoprotezione, che è l’opposto della progettazione creativa.
La parte interessante è che non lo fai per cattiveria, ma perché ti sembra efficiente. Perché pensi “Taglio subito le cose sbagliate, così risparmiamo tempo”. In realtà stai solo spostando il costo più avanti, dove fa più male. Il momento in cui ti accorgi che avete prodotto tante idee corrette, ma nessuna veramente di valore.
Da allora mi porto dietro una regola personale molto básica, trasformare una potenziale critica in un approfondimento.
Fai domande!
“A chi si rivolge?” “Come funziona?” “Quali i vantaggi?” “Come potrebbe evolvere in una campagna?” “Cosa dovremmo cambiare perché regga?” “In quale scenario potrebbe avere senso?”
Non è psicologia, ma igiene.
Perché alla fine la qualità non nasce dal genio singolo che corregge gli altri, ma da un gruppo che riesce a far germogliare le idee, prendendosene cura sino a quando non sono mature, diventando qualcosa.
Quando un team ci riesce, lo senti subito. C’è più libertà, più velocità, meno teatro.
E, paradossalmente, anche più rigore e precisione di esecuzione.
Ma questo arriva dopo.
Prima, anche se pensi di aver ragione, morditi la lingua.
in foto, uno scatto rubato del primo brainstorming di ipotesi interna fatto con Centri Odontoiatrici Massaiu, nel novembre 2022. Il risultato di quel primo mattoncino è l’intero lavoro di riposizionamento, identità visiva e comunicativa del team di Giuseppe Massaiu!