Quest’anno ci siamo presi qualche giorno di pausa, quindi mi sono fissato un obiettivo semplice: giocare.
Non “rilassarmi” in senso vago, proprio giocare ad Assetto Corsa Competizione, magari anche Red Dead Redemption 2 che non avevo mai provato.
A dicembre ho anche fatto la parte da adulto sistemando l’ufficio, mettendo un divano e la tv che ho sostituito in salotto, tipo “questa volta lo faccio”.
Ma a oggi, ho fatto a malapena mezz’ora di RDR2.
Tolte le varie cene e occasioni con amici e parenti, ho passato quasi tutte le ferie a progettare i prossimi 12 mesi. Definizioni sui progetti aperti, priorità, idee, cose da tagliare e quelle da spingere. Persino questo post è frutto di questo processo, in un certo senso.
A un certo punto mi sono accorto che la TV era lì, il divano era diventato territorio dei miei gatti e io ero di nuovo nel solito loop.
Penso che tra bisogni e desideri c’è una guerra silenziosa, dove spesso vince il bisogno, anche quando tu pensi di desiderare altro.
Io desideravo giocare forse, ma il bisogno vero, probabilmente, era quello di ridurre l’incertezza e mettere ordine dopo un periodo complesso. Sentirmi in controllo.
In tale situazione il gioco viene visto dalla mente come una “perdita di tempo” quando invece l’organizzazione invece ti dà subito una ricompensa, la sensazione che stai sistemando le cose, anche se solo momentaneamente.
Una dinamica che vedo spesso anche nelle aziende, dove tutti dicono di volere innovazione, sperimentazione o idee coraggiose. Poi arriva la pressione e spuntano i bisogni reali di sicurezza, chiarezza, approvazione. La reazione è comune con incontri, processi, checklist. Costruiamo “sale giochi” organizzative, dove poi nessuno gioca.
Perché giocar inteso come dolce far nulla è imprevedibile, non produce subito e non è misurabile in tempo reale. Non ti dà quella botta immediata di “sto facendo progressi”.
Il primo proposito di quest’anno è quindi chiedermi che cosa sto facendo per sentirmi al sicuro, perché spesso non scegli tra due attività ma tra due sensazioni. E quando sei stanco o sotto pressione, la sensazione di controllo vince quasi sempre.
Ma, probabilmente, non è ciò di cui hai bisogno nel lungo periodo.
Quindi la prossima volta vorrei agire diversamente, non “decidendo a tavolino” di rilassarmi. Prendere il volante in mano, anche solo mezz’ora, senza trasformarlo in un obiettivo e senza farci sopra una strategia. Perché se anche il relax diventa un progetto ho già perso.
E ora, scusate, ma vado a farmi la 6 ore di Imola su Ferrari.