La maledizione di Tutankhamon insegna qualcosa sull’analisi strategica.

Quando scoprirono la tomba di Tutankhamon bastarono poche coincidenze e qualche morte “strana” per far partire la storia della maledizione.

Poi, qualcuno fece la cosa meno romantica. Si misero a contare e confrontare i dati delle morti, andando a fondo su ognuna di esse e… non trovarono niente di davvero strano.

Spesso decidiamo arbitrariamente che la verità è la prima idea che ci siamo fatti perchè la prima conclusione è comoda, ti dà una storia pronta.
E, spesso, è proprio questo il momento in cui si sbaglia, uccidendo l’analisi strategica.

In effetti basta poco per “capire” cosa sta succedendo. Magari qualche opinione, due segnali, un grafico che scende, un commento negativo …e ti sei già convinto che la causa sia X e, purtroppo per te, da quel momento inizi a vedere solo ciò che conferma X.
Il resto, le altre prove, diventano poco più distrazioni, perdite di tempo.

Questo è confirmation bias, solo che in azienda lo travestiamo da intuito.

Attenzione, l’intuito e l’esperienza sono fondamentali, ma più che essere un faro è piuttosto un fiammifero: accende un’ipotesi, non illumina tutta la stanza.
E se lo usi come verdetto, ti muovi veloce.. ma magari nella direzione sbagliata.

Se fai project management, strategia o sei imprenditore è importante allenarsi a non cadere nel tranello della presunzione, restare in mood “non lo so ancora” un po’ più a lungo degli altri. Almeno fino a quando non hai tutte le informazioni necessarie per trarre delle vere conclusioni.

Trattare le idee come ipotesi e non come certezze o verità è un primo passo verso quel distacco necessario, ma anche continuare a indagare su delle alternative che non ti piacciono è un modo per forzarti a tenere la mente aperta ed evitare di innamorarsi di un’idea.

La prossima volta che ti senti sicuro al 100%, fermati un attimo. Scrivi cosa credi sia vero, poi prova a smentirlo. Analizza, ricerca, metti in discussione.
Se resiste, bene. Se no, hai salvato la tua impresa.

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