L’umore cambia il risultato.

Ogni tanto scatto ritrattistica, per divertimento.
Nulla di complesso, solo io con una Nikon e una persona di fronte a me.
Nel tempo mi sono accorto di una apparente banalità: se scatto incazzato, la foto esce incazzata. Guardi solo “l’inquadratura” perdendo la “persona”.

Se invece sono più rilassato, con qualcuno che conosco, cambia tutto. C’è vero dialogo e in questo modo l’espressività spesso arriva da sola, senza forzarla.
Il risultato cambia perché cambia lo stato emotivo in cui opero, anche se tecnicamente faccio le stesse cose.

Da lì ho pensato a quanto spesso questo elemento sia sottovalutato, visto che il concetto vale anche fuori dai contesti creativi.

Strategia e Management non sono immuni a questo in quanto strumenti legati strettamente a scelte, ti influenzano anche quando non lo credi.

Il tuo stato d’animo entra nella stanza prima di te e lascia qualcosa anche dopo che sei uscito. Pensi di aver preso una decisione razionale, ma come fai ad esserne certo?

Se devo fare una riunione importante, oggi mi porto dietro tre regole semplici:

1. mai decidere a caldo. Se il frutto di quella decisione cambierà in modo sostanziale il futuro di un progetto, di una persona, di un’azienda prendo il tempo che serve per ridurre qualsiasi rumore emotivo.

2. mettere un buffer prima di qualsiasi appuntamento, anche soli 5 minuti senza alcuna interazione che possa interferire sul tuo stato d’animo. Se l’interlocutore è già arrivato, gli faccio offrire un caffè e recupero quel tempo fondamentale per resettare tutto ciò che è avvenuto prima.

3. entrare in empatia con la persona di fronte, prima di parlare di contenuti. Se dall’altra parte c’è tensione qualsiasi punto da attenzionare diventerebbe un ring. Meglio abbassare la “temperatura”, divagare un po’ e informarsi (sinceramente!) su interessi e vita del tuo interlocutore. Spesso rende il dialogo più pulito.

Se vuoi decisioni migliori, devi governare prima lo stato in cui le prendi.

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