Al cliente spesso non serve ciò che pensa.

Spesso l’approccio di un cliente è mirato al prodotto, più che al bisogno.
“Ci servono i Reel”
“Ci serve un sito”
“Vorrei 6 mesi di Meta ADS”

Mi fa sempre storcere il naso.
Se la tecnologia è “solo” uno strumento, mentre la scienza è conoscenza (quindi il motore di tutto), perché ci ritroviamo ancora a parlare di “singole azioni” come se fossero la soluzione?

Il punto è che “un reel” non è una strategia, ma un formato. Un contenitore. E un contenitore senza un preciso perché che lo guida è solo rumore ben montato.
Può anche fare numeri, certo, ma numeri di cosa? Attenzione? Vanità?

…e le opportunità vere? Dipende. Ecco, quel “dipende” è esattamente il buco che stiamo ignorando.

Qui secondo me c’è una colpa abbastanza diffusa, soprattutto nel mondo agenzie. Si vende “tecnologia” perché è più facile proporla rispetto alla “conoscenza”.
La tecnologia è tangibile, la metti in un preventivo, la consegni, si può vedere.
La conoscenza invece è scomoda, ti costringe a parlare di obiettivi finali, di trade-off, di priorità, di scelte che escludono cose.
E spesso costringe anche a dire “non vi serve” o, peggio, che quell’idea imprenditoriale potrebbe essere un passo falso.

E allora succede che invece di aiutare un’azienda a capire dove vuole arrivare e perché, si costruisce un catalogo di output. Reel, ads, landing, newsletter, CRM, automazioni, AI… ognuno con il suo nome figo. Ma senza una teoria dietro, senza una logica che tenga insieme tutto.

È come comprare un trapano perché “serve un trapano”, quando in realtà ti serve un buco.
E magari neanche un buco, ti serve appendere un quadro.
…e magari neanche un quadro, in realtà ti serve che quella stanza sembri più accogliente perché vuoi vendere casa.

La differenza è tutta li, sta a te coglierla.

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