Pochi giorni fa mi è stato chiesto di fare un breve speech, descrivendo i principali ruoli nel marketing.
Un tema apparentemente banale ma che mi ha messo in difficoltà perché, in realtà, questo lavoro ce lo siamo un po’ inventato.
Undici anni fa, quando si parlava di creare una startup, l’unico tra me, Simone Ghiani e Matteo Ghiani ad aver fatto un’esperienza in agenzia ero io: uno stage di un mesetto.
Eppure, credo che sia stata proprio questa la nostra più grande fortuna.
Infatti, ha permesso a Publikendi di crescere libera da riferimenti, etichette o modelli precostituiti.
Abbiamo imparato (e sbagliato) da soli.
Senza preconcetti, senza la paura di non “fare come si fa” o, peggio, “questo non è il mio ruolo”.
Tutti facevano tutto e questo, col tempo, ha creato qualcosa di bello per il team e tutti quelli che ci hanno creduto.
Ma attenzione: non sto dicendo che i ruoli non servano, anzi.
Oggi mi vanto di aver verticalizzato le aree e di collaborare con professionisti esperti nei singoli settori.
Solo che, secondo me, questa è una conseguenza e non il punto di partenza.
Non si può fare BENE un lavoro iper-specializzato senza essersi prima “sporcati le mani” un po’ in tutto.
Come puoi parlare la stessa lingua di un collaboratore se non conosci il suo flusso di lavoro?
Come puoi anticipare un problema se non hai mai vissuto le difficoltà del suo ruolo?
Per questo, ai ragazzi più giovani con cui ho avuto il piacere di parlare venerdì a Rebus – Marketing semplice, ho detto una cosa: siete nel momento perfetto per cazzeggiare, sperimentare cose diverse e… poi cambiare tutto.
Perché altrimenti, come fate a scoprire in cosa siete davvero bravi?
Il momento dei ruoli arriverà.
Ma le etichette… quelle lasciatele nei negozi d’abbigliamento.