Il confirmation bias in azienda è quella cosa per cui ti fai un’idea veloce, preliminare… e poi, senza accorgertene, passi il resto del tempo a cercare conferme di quell’idea.
Succede in un attimo, il nostro cervello cerca di dare soluzioni veloci. Basta un grafico che scende, due commenti negativi, una call storta e sei fregato.
“È il prezzo.” “È la comunicazione.” “È lo staff.”
Da lì in poi, senza accorgertene, inizi a leggere tutto con quella lente, quella che conferma quell’idea iniziale e che diventa la prova provata di quanto tu sia illuminato, di quanto “ho capito subito che era questo”.
Ci sono tanti segnali che sei gia dentro il bias (anche se tu lo stai chiamando “intuito”):
- ti stai focalizzando su dati che confermano la tua idea iniziale, senza ampliare l’indagine;
- scarti troppo in fretta i pezzi che non tornano, senza approfondire;
- trasformi sensazioni in fatti (“è ovvio che…”, “si vede che…”).
Il problema è che tutti siamo dentro questa dinamica, i miei collaboratori sanno bene quanto adori dire “Te l’avevo detto”, e proprio per quello ho voluto approfondire l’argomento.
Per questo mi sono dato una regola semplice: se mi sento sicuro al 100%, devo guadagnarmi quella sicurezza.
Quindi faccio l’opposto del naturale, provo a smentirmi. Approfondisco l’indagine partendo da un’ipotesi opposta a quello che pensavo inizialmente, provando in tutti i modi a validare questa tesi.
Se la mia ipotesi regge anche dopo questo, allora ci lavoro sopra.
Se non regge, va bene lo stesso. Ho appena evitato di inseguire un “lo sapevo” che mi stava solo tranquillizzando.
Anche perché gli errori, nel business, costano molto più di quello che pensi.