La dissonanza comunicativa del motorsport mainstream.

Oggi vorrei parlare di Dissonanza e di Formula 1

Che c’entrano? Post lungo. Devo prenderla larga, ma ci arrivo.

Parto nel dire una cosa probabilmente divisiva, ossia che il concetto dietro il motorsport non è legato a un pubblico, tantomeno allo spettacolo.
Le corse nascono per dare risposta una domanda molto semplice: chi riesce a coprire una certa distanza nel minor tempo possibile?

Fine.

Tutto il resto viene dopo. Le bandiere, le tribune, le telecamere, i contenuti, la narrativa…

E per fare quei chilometri sempre più in fretta, con macchine sempre più veloci, è sempre servita una cosa più di qualsiasi altra: coraggio, tanto coraggio.
E questo è ciò che rende le gare meravigliose, perché prima ancora di essere una lotta contro gli avversari, il motorsport è una lotta contro se stessi e contro il mezzo che si guida.

Lo spettacolo è solo una conseguenza naturale di questa tensione.

Il problema nasce quando si prova a rovesciare il processo, pensando e indirizzando lo sport in funzione dello spettacolo.

Perché le gare non diventano più spettacolari se le costruisci per esserlo, il pubblico non è stupido e si accorge quando viene trattato come una mucca da mungere. Testimone il clamoroso shitstorm dopo il post in cui la hashtag#F1 si vantava dei 120 sorpassi, spesso dovuti a batterie scariche.

I veri appassionati, a quel punto, si stancano e iniziano a guardare categorie dove ci sono meno artifici.

Il pubblico più giovane, quello arrivato con Drive to Survive su Netflix, spesso ha una soglia di attenzione diversa e segue finché è il trend del momento, passando al prossimo sport appena lo suggerisce l’algoritmo.

Ecco, questa è la dissonanza. Perchè questa sfrenata corsa allo spettacolo ha portato qualcosa di talmente falso da essere detestato da chi ha reso questo sport il più bello del mondo: il suo pubblico.

Ed è un peccato, perché ogni domenica di gara ci rendiamo sempre più conto di avere la fortuna di vivere un’epoca con piloti straordinari. Talenti che continuano a fare la cosa più semplice e più difficile del motorsport: portare una macchina al limite per 305 chilometri.
Perché quelli che rischiano la vita per farli nel minor tempo possibile… sono loro.
Forse qualcuno a Parigi dovrebbe ascoltarli un po’ di più, in COERENZA con i valori di questo meraviglioso mondo.

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